Saper eseguire una mossa spettacolare dal paletto o incassare pugni sul ring è fondamentale, ma non basta per diventare una leggenda. Se il wrestling è prima di tutto spettacolo, ogni lottatore ha bisogno di una maschera, di un alter ego, di un’anima da mostrare al pubblico.
Nel gergo del pro-wrestling, questo alter ego prende il nome di Gimmick. È l’identità scenica che ogni wrestler interpreta: ciò che lo rende unico, riconoscibile in mezzo a cento altri e, soprattutto, indimenticabile.
L’identità scenica: mille sfumature di un lottatore
La gimmick è il vestito che il lottatore indossa dal momento in cui attraversa il sipario. Può essere estremamente realistica (magari un ex lottatore olimpico che si vanta delle sue medaglie) o totalmente caricaturale. Può essere seria e spaventosa, oppure comica e leggera.
Non importa quanto sia semplice o estrema: una buona gimmick è sempre costruita con un unico scopo, ovvero raccontare una storia e suscitare una reazione emotiva.
Le Gimmick che hanno fatto la storia
Per capire la potenza di questo concetto, basta guardare al passato. Molti atleti sono diventati divinità del ring proprio grazie al personaggio che interpretavano:
The Undertaker: Forse la gimmick più perfetta mai creata. Il becchino soprannaturale, vestito di nero, simbolo di mistero, oscurità e immortalità. Un personaggio che faceva venire i brividi a intere arene solo spegnendo le luci.
Ultimate Warrior: Pura energia e caos. Un guerriero selvaggio coperto di vernice fluorescente che correva verso il ring come se fosse in preda a un’esplosione di adrenalina.
Rey Mysterio: L’icona del luchador mascherato. Ha portato la tradizione messicana e l’agilità estrema al grande pubblico, diventando il supereroe per eccellenza dei più piccoli (e non solo).
Kane: Il “Big Red Monster”. Introdotto come il fratello demoniaco e ustionato di Undertaker, è diventato una delle icone di distruzione più spaventose degli anni ’90.
Sting: Un maestro dell’evoluzione. Iniziò come un coloratissimo e solare “surfer”, per poi trasformarsi in un’icona cupa, silenziosa e armata di mazza da baseball, chiaramente ispirata al film Il Corvo.
Hulk Hogan: L’eroe americano per eccellenza degli anni ’80. Muscoli, patriottismo, carisma strabordante e la celebre frase: “Dite le preghiere e prendete le vitamine!”.
L’evoluzione: Adattarsi o morire
Il pubblico, col tempo, si stanca. Per questo le gimmick non sono quasi mai di marmo, ma si evolvono. Un wrestler intelligente sa quando è il momento di cambiare pelle per salvare la propria carriera.
L’esempio più clamoroso è proprio quello di Hulk Hogan, che negli anni ’90 abbandonò i colori giallorossi per vestirsi di nero e diventare il cattivissimo leader dell’nWo (“Hollywood” Hogan). O lo stesso Kane, che decise di togliersi la maschera demoniaca per indossare giacca e cravatta nei panni del “Corporate Kane”.
Perché la Gimmick fa la differenza
Una buona idea può far decollare una carriera verso i piani alti di WrestleMania, mentre una gimmick ridicola può affondare anche il lottatore tecnicamente più preparato del mondo.
Il wrestling è fatto di colpi contundenti, prese di sottomissione e cadute spettacolari. Ma non fatevi ingannare: sono le gimmick a far innamorare i fan.