Capire il Wrestling: La Rivoluzione del Wrestling Femminile, dalle pioniere a WrestleMania

C’è stato un tempo in cui le donne, nel pro-wrestling, venivano relegate a semplici curiosità di contorno, vallette o, nel migliore dei casi, attrazioni speciali di metà serata per far riposare il pubblico. Ma il wrestling femminile ha fatto una strada immensa e faticosa.

Oggi non è più un “contorno”, ma uno spettacolo di altissimo livello, capace di rubare la scena, regalare capolavori tecnici e scrivere momenti storici. Questa è la storia di una lunghissima lotta per il rispetto, vinta non a parole, ma sul ring.

Le origini e la lotta per la legittimità

Fin dagli anni ’30 il wrestling femminile lottava per esistere in un mondo dominato dagli uomini. Per decenni fu considerato uno spettacolo “minore” e, in alcuni Stati americani, fu persino vietato per legge. Pioniere assolute come l’americana Mildred Burke (campionessa per quasi due decenni) aprirono a spallate la strada verso un vero riconoscimento sportivo, dimostrando che le donne potevano lottare duramente quanto i colleghi maschi.

Il boom internazionale: Giappone, Messico e USA

Se negli Stati Uniti la crescita procedeva a scatti, nel resto del mondo le lottatrici stavano già rivoluzionando lo sport:

  • Giappone (Joshi Puroresu): Tra gli anni ’80 e ’90, la federazione AJW lanciò un prodotto di una brutalità, tecnica e velocità inaudite. Leggende come Manami Toyota, Aja Kong e Bull Nakano tiravano fuori match a 5 stelle che facevano impallidire i colleghi americani.
  • Messico: La Lucha Libre Femenina portò nel ring un concentrato di pura agilità, acrobazie aeree e l’iconica tradizione delle maschere.
  • Stati Uniti: Negli anni ’80, la WWF cercò di dare spazio alla divisione con l’iconica faida tra The Fabulous Moolah e la popolarissima Wendi Richter (sostenuta dalla cantante Cyndi Lauper), ma lo spazio concesso rimase drasticamente ridotto rispetto agli uomini.

L’era dell’intrattenimento e le luci nel buio (Anni 2000)

Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 (le celebri Attitude e Ruthless Aggression Era), la WWE prese una piega controversa. Il wrestling femminile fu spesso trattato puramente come intrattenimento “sexy” per il pubblico maschile, costringendo vere atlete a lottare in Bra & Panties Match o concorsi in bikini, mettendo in palio il titolo a farfalla delle “Divas”.

Ma in quel periodo buio, alcune lottatrici eccezionali si rifiutarono di essere solo dei bei volti. Leggende come Trish Stratus, Lita, Mickie James, Victoria e Molly Holly mostrarono tecnica, coraggio e passione (storico il Main Event di Raw tra Lita e Trish Stratus), piantando in silenzio i semi per un cambiamento inevitabile.

La Women’s Revolution: Il mondo cambia

Nel 2015, i fan di tutto il mondo, stanchi di vedere match femminili durare meno di due minuti, fecero esplodere su Twitter l’hashtag #GiveDivasAChance. La WWE fu costretta ad ascoltare.

Fu l’inizio della Rivoluzione. A WrestleMania 32 (2016), Charlotte Flair, Becky Lynch e Sasha Banks si affrontarono in un Triplo Minaccia stellare. Quel giorno, il termine “Divas” venne abolito e sostituito dal vero WWE Women’s Championship, consacrando le donne come Superstar alla pari degli uomini.

Guidata dalle Four Horsewomen (Charlotte, Sasha, Becky e Bayley), la divisione ha iniziato ad abbattere ogni barriera: sono arrivati i primi Hell in a Cell femminili, le Royal Rumble e i Money in the Bank. La consacrazione definitiva è arrivata nel 2019, a WrestleMania 35, quando Becky Lynch, Charlotte Flair e Ronda Rousey sono state le prime donne nella storia a lottare nel Main Event dello show più importante dell’anno.

Il rispetto conquistato

Oggi, grazie a quel sacrificio, atlete come Bianca Belair, Rhea Ripley e Asuka dominano gli show di tutto il mondo. Il wrestling femminile è ufficialmente alla pari di quello maschile, con stipendi da top star e match premiati dalla critica come capolavori.

Il talento, il coraggio e la passione non hanno genere. Questa è la storia di una lunghissima lotta, vinta sul ring, schienamento dopo schienamento.

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