Nel 2003, la Total Nonstop Action (TNA) era una federazione giovanissima, che cercava disperatamente di sopravvivere nel panorama post-WCW offrendo uno show settimanale in pay-per-view. Per distinguersi dal colosso WWE, la TNA doveva puntare su qualcosa di radicalmente diverso. E quel “qualcosa” aveva un nome e un cognome: AJ Styles.
Atletico, innovativo e incredibilmente spettacolare, AJ non era solo un lottatore: era il manifesto vivente di una nuova identità. Rappresentava un wrestling veloce, tecnico e moderno, perfetto per catturare l’attenzione di chi cercava un’alternativa vera al mainstream.
La scalata verso la vetta
Fin dal primo show della TNA nel giugno 2002, Styles fu designato come la stella polare della neonata X-Division, la categoria in cui “non contano i limiti di peso, ma i limiti umani”. Conquistò il primo X-Division Championship e, poco dopo, dimostrò la sua duttilità vincendo anche l’NWA World Tag Team Championship in coppia con il veterano Jerry Lynn.
A quel punto, mancava solo un tassello per completare il mosaico, ma era il più difficile di tutti: il titolo mondiale dei pesi massimi, da sempre riservato a lottatori dalla stazza imponente.

La notte dell’11 giugno 2003
Il destino di AJ (e della federazione) si compì l’11 giugno 2003, all’Asylum di Nashville. Il Main Event era un brutale Triple Threat Match per l’NWA World Heavyweight Championship. I suoi avversari erano due pesi massimi affermati, campioni pluridecorati e veterani del ring: il fondatore della federazione Jeff Jarrett e l’oscuro e violento Raven.
Sulla carta, il giovane ragazzo della Georgia non aveva speranze contro la loro brutalità e i continui colpi bassi. Ma dopo un match caotico, Styles riuscì a schienare Jarrett, sollevando al cielo il leggendario “Ten Pounds of Gold” (i dieci libbre d’oro dell’NWA).

Il primo Triple Crown Champion
Con quella vittoria, a soli 26 anni, AJ Styles divenne il primo Triple Crown Champion nella storia della TNA, avendo conquistato il titolo mondiale, quello secondario (X-Division) e quello di coppia.
Non si trattava di un semplice traguardo statistico. Fu un segnale clamoroso lanciato all’intera industria: la TNA aveva distrutto il soffitto di cristallo. Aveva dimostrato che si poteva costruire il futuro di una compagnia attorno a un talento diverso, un lottatore puro della X-Division. Fu in quella calda sera del 2003 che l’atleta AJ Styles smise di essere solo una promessa volante e divenne, per il mondo intero, l’immortale Phenomenal One.