Clash of the Champions (1988), la notte in cui la NWA provò a sabotare WrestleMania

Nel 1988, la guerra fredda tra la World Wrestling Federation (WWF) di Vince McMahon e la Jim Crockett Promotions (la principale forza trainante della NWA) si era trasformata in un conflitto aperto. Mentre la WWF stava rivoluzionando il business attraverso il formato in pay-per-view, la concorrenza cercava disperatamente un modo per arginarne il dominio incontrastato.

La tensione era esplosa l’anno precedente, quando la WWF aveva programmato a sorpresa il primissimo Survivor Series nella stessa identica serata in cui la NWA trasmetteva il suo storico evento Starrcade, mettendo Jim Crockett in serissima difficoltà economica. La vendetta, però, era dietro l’angolo.

L’intuizione geniale di Dusty Rhodes

Fu “The American Dream” Dusty Rhodes, all’epoca genio creativo indiscusso della NWA, ad avere un’intuizione destinata a cambiare la storia televisiva del wrestling: perché chiedere ai fan di pagare fior di quattrini per un grande evento in pay-per-view, quando si poteva offrirgli uno show di pari livello completamente gratis in televisione?

Nacque così l’idea di Clash of the Champions. La data scelta per il debutto non fu per niente casuale: il 27 marzo 1988. Nello stesso identico momento in cui la WWF trasmetteva a pagamento la sfarzosa WrestleMania IV (il torneo per assegnare il titolo vacante) da Atlantic City, la NWA andava in onda gratuitamente sulla superstation TBS di Ted Turner, raggiungendo milioni di case in tutta l’America. Era un tentativo di sabotaggio commerciale senza precedenti.

Il main event: La nascita di una megastar

La NWA non si limitò a organizzare uno show alternativo, ma mise sul piatto i suoi talenti migliori, offrendo gratis una card dal valore inestimabile.

Il momento che consegnò la serata alla leggenda fu il Main Event: una sfida per l’NWA World Heavyweight Championship tra l’affermato e inarrivabile campione Ric Flair e un giovane talento dal volto dipinto in rampa di lancio, Sting.

I due diedero vita a 45 minuti di pura e assoluta magia. Flair fece tutto ciò che era in suo potere per elevare il giovane avversario, resistendo ai colpi e dimostrando tutto il suo cinismo da campione. Sting sfoggiò una resistenza atletica fuori dal comune, mettendo il Nature Boy alle corde.

L’incontro si concluse con un pareggio per limite di tempo. Sting non conquistò la cintura, ma non importava: quella titanica prestazione davanti a milioni di telespettatori lo trasformò istantaneamente nella megastar più amata della federazione.

L’eredità del format

Il successo di Clash of the Champions I dimostrò all’industria intera che una federazione poteva proporre incontri a cinque stelle sulla televisione gratuita, raggiungendo un pubblico sterminato e fidelizzandolo. E soprattutto, dimostrò che Vince McMahon non era l’unico in grado di organizzare spettacoli di portata nazionale.

Il format sopravvisse anche alla successiva vendita della Jim Crockett Promotions a Ted Turner, diventando uno degli appuntamenti televisivi di punta della futura WCW. Sette anni prima della nascita di Monday Nitro e dell’inizio delle Monday Night Wars, la guerra televisiva del wrestling americano aveva già mostrato il suo dirompente potenziale. Tutto grazie a un’idea semplice e rivoluzionaria.

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