C’è il wrestling fatto di acrobazie, e c’è il wrestling fatto di puro, crudo e viscerale storytelling. Mesi di promo feroci, riferimenti al passato, traumi infantili sviscerati in diretta TV e attacchi personali sempre più pesanti hanno portato a una sola, ineluttabile conclusione.
Il 6 marzo 2022, ad AEW Revolution, CM Punk e Maxwell Jacob Friedman (MJF) sono saliti sul ring per chiudere i conti. E lo hanno fatto nel modo più brutale e antico possibile.
Il Dog Collar Match: Un tuffo nel passato
La stipulazione scelta non era casuale: un Dog Collar Match (Match del collare per cani). I due lottatori erano legati per il collo da una pesante catena d’acciaio lunga pochi metri. Nessuna fuga. Nessuna via d’uscita.
È stato un omaggio diretto e letterale al wrestling territoriale degli anni ’70 e ’80 (in particolare al leggendario scontro tra Roddy Piper e Greg Valentine del 1983 all’evento Starrcade). Un’epoca in cui la violenza non era fatta di voli spettacolari, ma era lenta, cruda, soffocante e costruita su un realismo agghiacciante.

La catena come strumento narrativo
In questo match, la catena non è stata usata solo come una semplice arma contundente: è diventata il filo conduttore dell’intera narrazione. CM Punk se l’è avvolta attorno all’avambraccio e al pugno, esattamente come facevano i pionieri del passato, trasformando ogni singolo colpo al volto in un richiamo alla tradizione più sanguigna di questa disciplina.
Psicologia e decostruzione del mito
Ma ciò che ha reso l’incontro un capolavoro contemporaneo è stata la profondità psicologica. MJF non voleva solo battere CM Punk; voleva umiliarlo, decostruire il suo mito, distruggere la sua immagine intoccabile di “Best in the World” (Il migliore al mondo). Lo ha fatto sanguinare copiosamente, ha giocato con la sua eredità, ha usato le sue stesse mosse contro di lui in un crescendo di crudeltà.
Il cerchio che si chiude
Il finale, tra sangue e sudore, ha chiuso perfettamente mesi di costruzione narrativa, regalando ai fan un payoff (risoluzione) incredibilmente coerente e potente, culminato con l’aiuto inaspettato di Wardlow che ha finalmente voltato le spalle al tirannico MJF, consegnando a Punk l’anello per il colpo di grazia.
CM Punk vs MJF non è stato solo un grande match hardcore. È stato il manifesto perfetto di come si possano fondere tradizione, emozione, violenza controllata e programmazione a lungo termine. Un tributo commovente al wrestling di ieri, ma raccontato con la lucidità, la spietatezza e la consapevolezza del wrestling di oggi.