Hulk Hogan, l’uomo che ha trasformato il wrestling in cultura pop (1953-2025)

Ci sono lottatori che vincono titoli, e poi ci sono lottatori che definiscono un’intera industria. Terry Bollea, conosciuto in tutto il mondo come Hulk Hogan (1953–2025), appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Con la sua inconfondibile bandana, i promo infuocati, il rito dell’Hulking up (quando sembrava assorbire i colpi senza sentire dolore) e il celebre motto “Say your prayers, eat your vitamins”, Hogan ha incarnato l’eroe americano degli anni ’80. Ecco la storia dettagliata dell’uomo che ha abbattuto i confini del ring.

Da bassista a lottatore: le origini (1977–1981)

Prima di diventare un’icona, Terry Bollea era un ragazzo di Tampa (Florida) che suonava il basso nei locali rock. Il suo fisico imponente attirò l’attenzione di Jack e Gerald Brisco, che lo portarono dal severissimo allenatore Hiro Matsuda. La leggenda narra che, il primo giorno di allenamento, Matsuda gli ruppe volutamente una gamba per testare la sua determinazione. Hogan non si arrese.

Debuttò nel 1977, lottando inizialmente come Sterling Golden e The Super Destroyer in federazioni come CWA, NJPW e AWA. Nel 1979 approdò nella WWF di Vince McMahon Sr., che lo ribattezzò “Hulk Hogan” ispirandosi al fisico di Lou Ferrigno (l’Hulk televisivo). Nel 1980 iniziò a farsi le ossa in match d’attrazione contro colossi come André the Giant.

Il 1984 e l’esplosione dell’Hulkamania

Il momento che cambiò la storia avvenne il 23 gennaio 1984 al Madison Square Garden di New York. Hogan sconfisse The Iron Sheik conquistando il suo primo WWF Championship. Quel giorno nacque ufficialmente l’Hulkamania.

Vince McMahon Jr. decise di costruire la nascente espansione globale della WWF interamente sulle sue spalle. Hogan divenne il volto del wrestling nel mondo, presenziando nei main event delle prime, storiche edizioni di WrestleMania:

  • WrestleMania I (1985): In coppia con l’attore Mr. T, sdoganò il wrestling nel circuito mainstream.
  • WrestleMania II (1986): Sconfisse King Kong Bundy in un brutale match nella gabbia d’acciaio.
  • WrestleMania V (1989): Sconfisse il suo ex amico “Macho Man” Randy Savage al culmine della faida per l’esplosione dei Mega Powers.

Due match che hanno fatto la storia: André e Warrior

Se c’è un periodo che definisce l’onnipotenza di Hogan, è quello a cavallo tra i decenni, segnato da due sfide leggendarie:

  • WrestleMania III (1987): Al Pontiac Silverdome, davanti a 93.000 spettatori, Hogan compì l’impossibile. Sollevò l’imbattuto André The Giant, schiantandolo al suolo con un body slam e chiudendo il match con il suo letale Leg Drop.
  • WrestleMania VI (1990): Al Toronto SkyDome, Hogan affrontò l’Intercontinental Champion Ultimate Warrior in uno scontro titanico tra i due lottatori più amati. Hogan cedette il titolo in modo pulito e consegnò personalmente la cintura al rivale, in un rarissimo e sportivo “passaggio di consegne”.

Il Turn Heel a Bash at the Beach: nasce la nWo (1994–2001) Dopo gli ultimi anni in WWF (dove affrontò Earthquake, Sgt. Slaughter e un giovane Undertaker), nel 1994 Hogan passò alla rivale WCW, debuttando con una parata a Disney World e battendo Ric Flair. Ma il pubblico degli anni ’90 voleva storie più spigolose.

Così, a Bash at the Beach 1996, Hogan scioccò il mondo. Tradì i fan attaccando Randy Savage, si alleò con Scott Hall e Kevin Nash e fondò il New World Order (nWo). Divenuto “Hollywood” Hogan e vestito di nero, si trasformò nell’heel più odiato e carismatico della storia, trascinando la WCW a dominare la Monday Night War attraverso feud storici contro Sting, Diamond Dallas Page, Roddy Piper e Goldberg.

Il ritorno in WWE e le ultime battaglie (2002–2006) Con il fallimento della WCW nel 2001, Hogan tornò in WWE nel 2002. A WrestleMania X8 andò in scena lo scontro generazionale per eccellenza contro The Rock. Nonostante Hogan fosse il cattivo, il pubblico canadese impazzì per lui, costringendolo a un clamoroso Face Turn.

A 50 anni suonati, Hogan riuscì a vincere il WWE Undisputed Championship battendo Triple H a Backlash. Le sue ultime grandi faide lo videro chiudere vecchi conti: a WrestleMania XIX (2003) affrontò Vince McMahon in un violentissimo Street Fight (che incluse l’apparizione shock di Roddy Piper), per poi affrontare Shawn Michaels a SummerSlam 2005 e Randy Orton a SummerSlam 2006.

Un’eredità incisa nella pietra Introdotto nella WWE Hall of Fame nel 2005 durante il weekend di WrestleMania 21, Hogan ha speso gli ultimi anni sul ring approdando in TNA/Impact Wrestling (2009–2013), per poi tornare definitivamente in WWE nel ruolo di leggenda e ambasciatore.

Oltre le cinture e al netto delle controversie che ne hanno segnato la vita fuori dal ring, Hulk Hogan ha definito il concetto stesso di superstar. Dall’iconico baffo biondo alle folle impazzite, la sua eredità è quella di un uomo che ha preso uno spettacolo itinerante e lo ha trasformato in un fenomeno planetario.

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