Il licenziamento di Steve Austin, il più grande errore nella storia della WCW (1995)

La storia del wrestling è fatta di trionfi, infortuni, decisioni geniali e colossali errori di valutazione. Ma c’è una firma, messa su un pezzo di carta nel 1995, che ha letteralmente cambiato gli equilibri televisivi degli Stati Uniti d’America. È la firma con cui Eric Bischoff, capo della World Championship Wrestling (WCW), licenziò l’uomo che avrebbe poi distrutto la sua stessa federazione: Steve Austin.

L’infortunio e la fredda telefonata

Nel 1995, Austin non era ancora il ribelle pelato e bevitore di birra che tutti conosciamo. Lottava come “Stunning” Steve Austin, aveva i capelli biondi ed era un eccellente lottatore tecnico. Purtroppo, durante una tournée in Giappone, subì un grave infortunio al tricipite che lo costrinse a un lungo stop.

Mentre era a casa in convalescenza, ricevette una fredda telefonata da Eric Bischoff, seguita dai documenti formali recapitati a distanza (tramite FedEx/Fax). Il motivo? Bischoff riteneva che Austin non fosse un lottatore “commerciabile”, che non avesse il carisma per diventare una stella di prima grandezza e che, visti gli infortuni, non valesse più il suo stipendio.

L’esilio in ECW: La nascita dell’attitudine

Furioso, tradito e senza un lavoro, Austin trovò rifugio in una piccola e violenta federazione di Philadelphia: la Extreme Championship Wrestling (ECW) di Paul Heyman. Essendo ancora convalescente e non potendo lottare a pieno ritmo, Heyman gli diede semplicemente un microfono e gli disse: “Sfogati”.

Fu l’inizio della leggenda. Nei suoi celebri promo notturni in ECW, Austin riversò tutta la sua rabbia reale contro Eric Bischoff e la dirigenza WCW. Creò un personaggio cinico, diretto e senza peli sulla lingua. Senza saperlo, la WCW aveva appena innescato la scintilla della futura Attitude Era.

L’approdo in WWF e la vendetta finale

Alla fine del 1995, Austin firmò con la World Wrestling Federation di Vince McMahon. Dopo un breve e fallimentare periodo con il nome di “The Ringmaster”, Austin prese in mano il suo destino. Si rasò a zero, si fece crescere il pizzetto e trasformò la rabbia provata in ECW in un personaggio a tutto tondo: nacque “Stone Cold” Steve Austin.

Nel 1996 vinse il King of the Ring pronunciando il celebre discorso “Austin 3:16”, e da lì divenne un fenomeno pop inarrestabile. Ribelle, violento, antiautoritario: Stone Cold divenne la figura centrale attorno a cui la WWF costruì il suo impero.

L’ironia della sorte fu brutale: l’uomo che Eric Bischoff aveva licenziato perché “non abbastanza commerciabile”, divenne uno dei wrestler più tifato di tutti i tempi. E fu proprio lui, a suon di Stunner e ascolti televisivi da record, a guidare la WWF alla vittoria finale nella Guerra del Lunedì Sera, portando la WCW al fallimento.

Quella lettera di licenziamento non ha segnato la fine di una carriera. Ha scritto la condanna a morte di chi l’aveva spedita.

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