La storia del Puroresu, l’arte sacra del wrestling giapponese

Mentre l’America trasformava il ring in puro spettacolo televisivo, il Giappone lo rendeva sacro. Il wrestling giapponese, conosciuto nel mondo come Puroresu (dalla pronuncia nipponica di Pro-Wrestling), non è solo lotta. È disciplina, sacrificio, onore e filosofia.

Non ci sono “buoni” o “cattivi” stereotipati, ma atleti spinti dall’orgoglio e dal dovere di dare letteralmente tutto al pubblico. Scopriamo come questa disciplina è nata, si è evoluta e ha cambiato per sempre la percezione del wrestling a livello globale.

Le origini: Rikidōzan e il riscatto di una nazione (Anni ’50)

Dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, il Giappone era un Paese in ginocchio, disperatamente alla ricerca di nuovi eroi popolari per ritrovare l’orgoglio perduto. Quell’eroe aveva il volto di Rikidōzan. Ex lottatore di sumo, Rikidōzan fondò nel 1953 la Japan Pro Wrestling Alliance (JWA). I suoi incontri televisivi contro avversari americani (spesso dipinti come brutali invasori) radunavano milioni di spettatori davanti agli schermi. Quando Rikidōzan abbatteva gli stranieri con i suoi famosi colpi di taglio (le chops), non stava solo vincendo un match: stava dimostrando che il Giappone poteva rialzarsi. Grazie a lui, il wrestling divenne istantaneamente un fenomeno nazionale.

Il dualismo storico: Nascono NJPW e AJPW (1972)

Dopo la tragica morte di Rikidōzan nel 1963, il Puroresu attraversò una fase di transizione che culminò nel 1972, l’anno zero del wrestling giapponese moderno. Due dei migliori allievi di Rikidōzan fondarono le federazioni che avrebbero scritto la storia:

  • All Japan Pro Wrestling (AJPW): Fondata dal gigantesco Giant Baba, divenne la casa di uno stile duro, rigido e realistico.
  • New Japan Pro-Wrestling (NJPW): Fondata dal carismatico Antonio Inoki (storico rivale di Baba). Inoki puntava sullo Strong Style, un wrestling fortemente ispirato alle vere arti marziali e ai colpi stiff (reali), mescolato a grandi rivalità internazionali.

L’Età dell’Oro e i “Match a 5 Stelle” (Anni ’80 e ’90)

Sotto la guida di Baba e Inoki, il Giappone visse un’età dell’oro senza precedenti. Le arene erano gremite e la TV trasmetteva battaglie epiche. Fu il periodo in cui vennero ridefiniti i limiti della resistenza umana sul ring. Icone assolute come Mitsuharu Misawa (simbolo di tecnica e cuore), Kenta Kobashi (potenza ed emozione pura) e Toshiaki Kawada regalarono alla AJPW match leggendari, così perfetti da costringere i critici americani a inventare la valutazione dei “Five Star Matches” (Match a 5 stelle). Parallelamente, in NJPW, lottatori come Masahiro Chono e l’oscuro e spettacolare The Great Muta dominavano la scena.

La rivoluzione femminile: Il boom della Joshi Puroresu

Negli anni ’90, mentre negli USA le donne lottavano nel fango in match di pochi minuti, il wrestling femminile giapponese (Joshi Puroresu) raggiungeva vette di atletismo inarrivabili. Le atlete della All Japan Women’s Pro-Wrestling (AJW) riempivano arene enormi. Protagoniste come Manami Toyota (considerata da molti critici la più grande lottatrice di tutti i tempi, uomo o donna che sia), la devastante Aja Kong e la carismatica Bull Nakano offrivano capolavori di intensità. Era un wrestling fisico e rispettato, dove le donne non erano un contorno, ma l’attrazione principale.

Il dolore come arte: Il Wrestling Estremo (FMW)

Negli stessi anni, un uomo decise di ribellarsi alla tradizione: Atsushi Onita. Fondò la FMW (Frontier Martial-Arts Wrestling), portando alla ribalta i Deathmatch. Filo spinato, ring circondati da esplosivi C4, sedie, fuoco e ferite vere. Al centro di questo caos controllato c’erano due leggende opposte: il crudo e carismatico Onita e il meraviglioso, tragico e acrobatico Hayabusa. Il wrestling estremo giapponese fu un grido di ribellione: dimostrò che, se spinto al limite, anche il dolore reale poteva diventare una drammatica forma d’arte.

Il Puroresu Moderno: La conquista del mondo (Oggi)

Negli anni 2010, dopo un periodo di flessione, la NJPW ha dato vita a un nuovo Rinascimento. Leggende moderne come Hiroshi Tanahashi, Tetsuya Naito e Kazuchika Okada hanno riportato i fan nelle arene. La trilogia di match tra Okada e il canadese Kenny Omega (tra il 2017 e il 2018) non è stata solo una rivalità sportiva, ma una lezione globale su come il wrestling possa essere elevato ad arte pura. Oggi, grazie anche alle fitte collaborazioni con le federazioni americane (come la AEW), il Puroresu ha oltrepassato definitivamente i confini del Sol Levante.

Il Puroresu ha cambiato per sempre la percezione della lotta. È la filosofia dello Strong Style: ogni colpo è reale, ogni emozione è autentica. E ogni volta che un lottatore, in qualsiasi parte del mondo, si rifiuta di arrendersi davanti a un pubblico in delirio… c’è un po’ di quello spirito giapponese che vive in lui.

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