Ogni grande era del wrestling è definita da una rivalità epocale. Negli anni ’80 c’erano Hogan e Savage, nei ’90 Austin e The Rock. Ma se guardiamo al Giappone del 21° secolo, c’è solo un dualismo che ha letteralmente riscritto la storia dello sport: quello tra Hiroshi Tanahashi e Kazuchika Okada. Molto più di una serie di incontri: una vera e propria guerra generazionale per l’anima della New Japan Pro-Wrestling (NJPW).
L’Ace: L’uomo che salvò la federazione
Per capire l’impatto di questa storia, bisogna fare un passo indietro. Nei primi anni 2000, la NJPW era sull’orlo del fallimento, distrutta da esperimenti fallimentari che mischiavano il wrestling con le arti marziali miste (MMA). I palazzetti erano vuoti.
In quel periodo di oscurità, un giovane lottatore decise di caricarsi l’azienda sulle spalle: Hiroshi Tanahashi. Con il suo carisma, la sua emotività e un talento cristallino sul ring, riportò i fan nelle arene. Divenne l’assoluto volto della compagnia, guadagnandosi il soprannome di “Ace” (L’Asso). Tanahashi era, a tutti gli effetti, la divinità indiscussa del Puroresu.
Il “Rainmaker Shock” (2012)
Nel 2012, un giovane Kazuchika Okada tornò in Giappone dopo una disastrosa esperienza negli Stati Uniti (nella TNA, dove veniva usato quasi come una comparsa comica). Si presentò col personaggio del Rainmaker (colui che fa piovere soldi) e sfidò immediatamente l’intoccabile Tanahashi per l’IWGP Heavyweight Championship.
Il pubblico e la stampa lo derisero. Era considerato un ragazzino arrogante e immaturo. Ma all’evento The New Beginning del 12 febbraio 2012, accadde l’impensabile. Con una prestazione brutale e letale, Okada schienò Tanahashi e vinse il titolo. Quel momento passò alla storia come il “Rainmaker Shock”: il terremoto che sconvolse il wrestling nipponico.
Una saga costruita sul tempo e sul dolore
Quel match fu solo l’inizio. Negli anni successivi, i due diedero vita a una serie di incontri che alzarono l’asticella del wrestling mondiale. I loro match non erano semplici scambi di mosse: erano partite a scacchi estenuanti, che spesso superavano i 30 o 40 minuti, basate sulla psicologia e sulla resistenza fisica.
La dinamica narrativa era perfetta. Da una parte Tanahashi, l’eroe invecchiato che combatte contro il declino fisico per difendere il suo regno. Dall’altra Okada, il prodigio assoluto che doveva dimostrare al mondo che quel primo titolo non era stato un colpo di fortuna.

Wrestle Kingdom 10: Il passaggio di consegne Sebbene Okada vincesse spesso durante l’anno, c’era un tabù che non riusciva a sfatare: non riusciva a battere Tanahashi al Tokyo Dome, durante Wrestle Kingdom (la WrestleMania giapponese). Nel 2015, dopo l’ennesima sconfitta al Dome, Okada uscì dal ring in lacrime, umiliato.
Il cerchio si chiuse definitivamente il 4 gennaio 2016, a Wrestle Kingdom 10. In uno dei match più belli di tutti i tempi, Okada riuscì finalmente a schienare il suo mentore e rivale al centro del Tokyo Dome. Non ci furono scorrettezze, solo la schiacciante presa di coscienza che il tempo di Tanahashi era finito.
Okada prese definitivamente il posto dell’Ace. Ma come riconobbe lo stesso Okada, senza il sangue, il sudore e le fondamenta costruite da Tanahashi negli anni bui, quel passaggio di consegne non avrebbe mai avuto alcun valore. Insieme, hanno trasformato la NJPW da una federazione in crisi al prodotto di wrestling più osannato del pianeta.