Dimenticate i mostri silenziosi che si nascondono nell’ombra o i demoni psicologici. A metà degli anni 2000, la WWE decise di terrorizzare (e disgustare) il pubblico con una creatura che non appariva dal nulla, ma arrivava strisciando e… mangiando.
L’attesa: “I’m comin’ to getcha!”
Nel 2005, gli spettatori di SmackDown iniziarono a essere tormentati da una serie di inquietanti vignette televisive. Si vedeva una figura grottesca, dipinta di rosso e nero, recitare filastrocche macabre e spaccarsi enormi sveglie in testa al grido di: “Il tempo è nemico di tutti”. Il messaggio finale era sempre lo stesso, pronunciato con una risata folle: “I’m The Boogeyman, and I’m comin’ to getcha!” (Sono l’Uomo Nero, e sto venendo a prenderti!).
Il teatro dell’assurdo e il pasto a base di vermi
Quando finalmente debuttò sul ring, divenne chiaro che The Boogeyman (interpretato dal muscolosissimo Marty Wright) non era un semplice wrestler: era puro teatro dell’assurdo.
La sua entrata era un incubo a occhi aperti. Usciva circondato da fumo rosso, strisciando sul pavimento in modo convulso, appoggiandosi a un bastone nodoso. Ma il vero dettaglio che lo ha reso un’icona immortale del trash-horror televisivo era la sua dieta. The Boogeyman portava con sé un secchio pieno zeppo di enormi lombrichi vivi. Li prendeva a manciate, se li infilava in bocca e li masticava, lasciando che le estremità dei vermi gli penzolassero tra i denti mentre sorrideva alla telecamera.

L’apice del disgusto: L’incidente con Jillian Hall
Il momento più celebre e rivoltante della sua intera carriera avvenne durante una faida con JBL. La sua valletta, Jillian Hall, aveva (per esigenze di copione) un’enorme ed estetica “escrescenza” sul lato del viso. Durante un segmento sul ring, The Boogeyman la immobilizzò, le si avvicinò e… le staccò l’escrescenza a morsi, divorandola, per poi sputarle letteralmente addosso una cascata di vermi vivi. Un livello di disgusto visivo che fece saltare dalla sedia milioni di telespettatori.
L’eredità dell’Uomo Nero
The Boogeyman non era certo un prodigio tecnico sul quadrato (i suoi match duravano pochissimi minuti ed erano ricolmi di errori), ma ha svolto il suo ruolo alla perfezione. È diventato un’icona horror indimenticabile della WWE per un motivo molto semplice: era genuinamente e meravigliosamente rivoltante.
Ha dimostrato che, a volte, per rimanere impressi nella memoria dei fan non serve fare un salto mortale dal paletto: basta una manciata di lombrichi e un’ottima mimica facciale.
Top 10 momenti paurosi/disgustosi: