Fino alla prima metà degli anni ’80, il wrestling professionistico negli Stati Uniti era un affare strettamente regionale. Il paese era diviso in “territori”, ognuno con il suo promoter, il suo campione e il suo pubblico di nicchia. Poi arrivò Vince McMahon con un’idea folle, rischiosa e megalomane: trasformare il wrestling in un fenomeno pop nazionale e globale. L’apice di questa visione prese forma il 31 marzo 1985 al Madison Square Garden di New York. Il suo nome era WrestleMania.

Un azzardo da bancarotta
Quello che molti fan non sanno è che WrestleMania I fu un gigantesco salto nel vuoto. McMahon aveva investito letteralmente tutto il capitale della World Wrestling Federation (WWF) per pubblicizzare l’evento e noleggiare le arene per la trasmissione a circuito chiuso (i precursori della moderna pay-per-view) in tutto il paese. Se lo show avesse fallito, la compagnia sarebbe andata in bancarotta e avrebbe chiuso i battenti. Era una scommessa “o la va o la spacca”.

La “Rock ‘n’ Wrestling Connection”
Per assicurarsi il successo, McMahon capì che il lottato da solo non bastava. Doveva attirare il pubblico mainstream che non aveva mai visto un ring in vita sua. Sfruttando la neonata alleanza con MTV, unì il mondo del wrestling a quello della musica e di Hollywood. A WrestleMania I parteciparono star del calibro della cantante Cyndi Lauper, il leggendario pianista Liberace, le celebri ballerine Rockettes e persino l’icona assoluta della boxe mondiale, Muhammad Ali, nel ruolo di arbitro speciale esterno. Il wrestling era improvvisamente diventato “cool”.

Il Main Event: Eroi contro Cattivi
L’intero show culminò in un Main Event costruito perfettamente per il palato dell’epoca. L’eroe americano puro, il campione Hulk Hogan, fece squadra con l’attore del momento, Mr. T (fresco del successo planetario di Rocky III e della serie A-Team). Insieme affrontarono i “cattivi” per eccellenza: il caustico e rissoso “Rowdy” Roddy Piper e “Mr. Wonderful” Paul Orndorff. Non fu un capolavoro di tecnica sportiva, ma fu un capolavoro assoluto di storytelling ed emozioni.
La nascita dello Sports Entertainment
Il successo fu travolgente. Più di un milione di persone guardarono l’evento a circuito chiuso nelle arene di tutta l’America. WrestleMania I dimostrò che il wrestling poteva superare i confini dello sport tradizionale per diventare un gigantesco circo mediatico. Da quella sera di marzo del 1985, il termine “wrestling” iniziò a stare stretto alla creatura di McMahon. Era nato ufficialmente lo “Sports Entertainment” (Intrattenimento Sportivo), e l’industria dell’intrattenimento non sarebbe mai più tornata indietro.