La “Summer of Punk” (2005), quando la realtà e la finzione si fusero in ROH

Esiste un confine sottile nel wrestling tra la storyline scritta su un copione e la vera vita dei lottatori. Quando una federazione riesce a cancellare quel confine, nasce la magia. È esattamente quello che è successo nel 2005 nella Ring of Honor (ROH), dando vita a una delle narrazioni più acclamate e influenti del ventunesimo secolo: la prima, inimitabile “Summer of Punk”.

L’addio imminente e lo shock sul ring

A metà del 2005, la notizia era ormai di dominio pubblico: CM Punk, il volto, l’anima e il ribelle della ROH, aveva firmato un contratto di sviluppo con la grande e odiata WWE. I fan indipendenti stavano già preparando i saluti per il loro idolo.

A giugno, all’evento Death Before Dishonor III, Punk sfidò il campione del mondo ROH Austin Aries. Tutti pensavano che sarebbe stato un normale match di addio, con la scontata vittoria del campione per salutare il talento in partenza. Invece, accadde l’impensabile: l’arbitro batté la mano tre volte sul tappeto e CM Punk divenne il nuovo ROH World Champion.

Il più grande tradimento Da quel preciso istante, Punk si trasformò nel “cattivo” (heel) più disprezzato d’America. Sfruttò la realtà per costruire il suo personaggio: iniziò a provocare i fan della ROH, dicendo che avrebbe portato il loro sacro titolo mondiale con sé in WWE, gettandolo nella spazzatura o usandolo in televisione su ordine di Vince McMahon.

Il momento più sfacciato e iconico arrivò durante un promo sul ring: Punk prese il suo reale e autentico contratto inviatogli dalla WWE e lo firmò davanti agli occhi del pubblico, usando la cintura di campione del mondo ROH come scrivania. Fu un vero e proprio affronto al cuore dei fan “puristi” della Ring of Honor.

La corsa contro il tempo

L’estate del 2005 si trasformò in una corsa disperata della federazione per riprendersi il titolo prima che Punk se ne andasse fisicamente. Lottatori come Mick Foley (arrivato appositamente per cercare di far ragionare Punk), Samoa Joe e Christopher Daniels tentarono l’impresa, fallendo. Il pubblico era genuinamente terrorizzato all’idea che Punk potesse fuggire con la cintura.

La salvezza firmata James Gibson La catarsi arrivò il 12 agosto, in un feroce Four Corner Survival Match (un incontro a quattro). Ad uscirne vincitore, strappando la cintura dalla vita di Punk, fu James Gibson (conosciuto in WWE come Jamie Noble). Gibson, che rappresentava la dedizione e il sacrificio puro sul ring, salvò l’onore della ROH, mentre Punk chiuse il suo ciclo abbracciando in lacrime il pubblico che lo aveva odiato (e amato) per tutta l’estate.

La “Summer of Punk” originale non fu solo una semplice faida. Fu un capolavoro di meta-narrazione. Insegnò al mondo intero che i fan più “smart” (quelli che leggono le notizie di backstage) potevano essere manipolati e coinvolti emotivamente se la storia era basata su un forte fondo di verità. Un modello così perfetto che lo stesso Punk e la WWE lo replicheranno, su scala globale, nella rovente estate del 2011.

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