Dal 2002, la Ring of Honor (ROH) era stata il rifugio sicuro per i puristi del wrestling. Un’oasi costruita sul passaparola, sulla vendita di DVD spediti per posta e su incontri leggendari da 40 o 50 minuti senza interruzioni. Ma nel 2011, per evitare il collasso finanziario, l’allora proprietario Cary Silkin prese una decisione storica: vendere la federazione al Sinclair Broadcast Group, uno dei più grandi colossi televisivi degli Stati Uniti.
Dal palazzetto allo schermo nazionale
Con l’acquisizione da parte di Sinclair, la ROH smise di essere “solo” la più grande federazione indipendente d’America e divenne, a tutti gli effetti, un’azienda di produzione televisiva. Nacque lo show settimanale in syndication “ROH Wrestling”, trasmesso a livello nazionale sulle reti del gruppo.
Questo significava finalmente una copertura geografica immensa, una produzione video migliorata (addio alle vecchie telecamere a mano delle palestre) e un budget più stabile. Ma significava anche scontrarsi con le rigide regole del palinsesto.

Il compromesso televisivo: Meno minutaggio, più narrazione
Il wrestling della ROH era famoso per la sua natura “Pura”: tanto lottato, niente fronzoli, niente interruzioni. La televisione, però, imponeva le interruzioni pubblicitarie e slot di trasmissione rigidi (solitamente di un’ora).
I lottatori – tra cui spiccavano talenti come i Briscoe Brothers, Eddie Edwards, Davey Richards, Jay Lethal e Kevin Steen – dovettero adattarsi a un nuovo stile:
- Ritmo spezzato: Imparare a strutturare un match tenendo conto dei blocchi pubblicitari.
- Storytelling episodico: Creare cliffhanger (finali aperti) alla fine di ogni puntata per spingere il pubblico occasionale a sintonizzarsi la settimana successiva.
- Promo e personaggi: Non bastava più essere solo dei fenomeni della tecnica; bisognava saper parlare a un pubblico generalista, non solo ai fan hardcore.
L’eredità dell’era Sinclair
Questo passaggio non fu indolore. Una frangia dei fan storici criticò l’addio allo stile duro e puro degli anni d’oro, accusando la ROH di essersi “commercializzata”.
Eppure, l’era Sinclair è stata la spina dorsale del boom della federazione negli anni 2010. Senza quella visibilità televisiva, la ROH non avrebbe mai potuto stringere la storica partnership con la New Japan Pro-Wrestling (NJPW), né avrebbe fornito il palcoscenico globale al Bullet Club e all’ascensione dell’Elite, eventi che pochi anni dopo avrebbero portato alla nascita della All Elite Wrestling (AEW).
Il 2011 ha segnato la fine della ROH romantica e artigianale, e l’inizio della ROH come vera e propria potenza televisiva del wrestling mondiale.